Il gioco senza palla: cosa ci raccontano 7.705 partite con dati di tracking sulla tattica del calcio moderno

Tattiche calcistiche senza palla

Il calcio viene ricordato soprattutto attraverso le azioni con la palla: un passaggio che rompe una linea, un dribbling che supera un difensore, una parata o una conclusione. Eppure gran parte della partita è determinata dai giocatori che in quel momento non toccano il pallone. Il loro posizionamento decide se esiste una linea di passaggio, se un difensore deve abbandonare una zona, se una ripartenza può trovare spazio e se il pressing può chiudersi sul prossimo ricevente. Una scoping review del 2026 firmata da Francesco Esposito, Maurizio Bertollo, Dario Pompa, Maria Angonese e Marco Beato ha riunito le ricerche che hanno cercato di misurare questa componente, spesso meno visibile, del calcio d’élite. Pubblicata su Science and Medicine in Football il 4 agosto 2026, la revisione ha esaminato 4.283 record e selezionato 32 studi sottoposti a revisione paritaria. Complessivamente, queste ricerche avevano analizzato 7.705 partite combinando dati di posizione e dati relativi agli eventi di gioco. Il risultato non è una formula unica per vincere nel calcio, ma un quadro molto più chiaro del motivo per cui la tattica moderna dipende da spazio, tempi, movimenti collettivi e contesto, più che da semplici percentuali di possesso, distanze percorse o moduli.

Perché il gioco senza palla è diventato misurabile

Il dato delle 7.705 partite deve essere interpretato correttamente. Esposito e i suoi colleghi non hanno lavorato su un unico database uniforme contenente tutte queste gare applicando lo stesso test a ogni incontro. La revisione ha riunito 32 studi indipendenti, con campioni che andavano da singole partite a ricerche che comprendevano oltre 4.000 incontri. Anche competizioni, definizioni e metodi di analisi erano differenti. Il totale è quindi utile per capire l’ampiezza delle ricerche disponibili, ma non significa che ogni risultato possa essere considerato una regola universale. La stessa revisione sottolinea questa varietà metodologica. Il suo messaggio più importante è più ampio: il comportamento senza palla è passato dall’essere un elemento descritto soprattutto attraverso il video e l’esperienza degli allenatori a un aspetto che può essere osservato in modo sistematico tramite dati posizionali. Questo cambiamento è importante perché molte strutture tattiche decisive si formano diversi secondi prima di un’azione evidente con il pallone. Un esterno può tenere basso un terzino senza ricevere un passaggio, un centrocampista può chiudere una linea di ripartenza mentre la propria squadra attacca oppure un attaccante può portare fuori posizione un difensore centrale per creare spazio a un compagno.

I sistemi di tracking rendono queste azioni osservabili registrando la posizione dei giocatori e del pallone numerose volte al secondo. Negli studi inclusi nella revisione del 2026, la frequenza di campionamento più comune era di 25 Hz, vale a dire 25 rilevazioni posizionali al secondo. Il valore pratico non sta però nella frequenza in sé, bensì nella sequenza di dati che viene prodotta. Invece di osservare soltanto che un passaggio è stato completato, gli analisti possono studiare le posizioni del passatore, del ricevente, dei difensori vicini e dei compagni di supporto prima, durante e dopo l’azione. I dati sugli eventi restano essenziali perché identificano momenti come passaggi, tiri, recuperi del pallone e cambi di possesso. Quando questi eventi vengono sincronizzati con il tracking, è possibile porre una domanda tattica più utile: quale movimento ha creato le condizioni per quell’azione? Questo passaggio è centrale nell’analisi calcistica attuale, perché molti giocatori influenzano una situazione senza comparire nelle statistiche tradizionali.

La revisione mostra inoltre perché l’analisi del gioco senza palla non possa essere ridotta a un singolo indicatore. I ricercatori hanno studiato il comportamento su tre livelli generali: il singolo giocatore, piccoli gruppi di giocatori e l’intera squadra. A livello individuale, l’attenzione può essere rivolta alla capacità di un attaccante di creare distanza dal proprio marcatore. A livello di gruppo, si può analizzare la relazione tra la linea difensiva e i centrocampisti incaricati di proteggere lo spazio davanti ad essa. A livello collettivo, invece, è possibile misurare ampiezza, profondità, compattezza o le zone del campo che ciascuna squadra può raggiungere per prima. Questi livelli rispondono a domande differenti e nessuno dovrebbe sostituire automaticamente gli altri. Una squadra può apparire compatta nel complesso pur lasciando aperta una linea di passaggio importante. Un giocatore può percorrere una grande distanza ad alta velocità senza migliorare realmente l’attacco. Una difesa può avere superiorità numerica e trovarsi comunque in una posizione sfavorevole. La ricerca basata sul tracking indica sempre più chiaramente lo stesso principio pratico: un movimento acquisisce significato soltanto se viene collegato al luogo in cui avviene, al momento in cui avviene, alla posizione del pallone e alle possibilità che restano agli avversari.

Dalle coordinate al significato tattico

Un esempio utile riguarda la pressione difensiva. I dati tradizionali possono indicare che un giocatore ha ricevuto un passaggio e successivamente ha mantenuto o perso il possesso, ma non descrivono completamente quanto fosse difficile quella ricezione. Uno studio del 2022 guidato da Mat Herold ha analizzato 22 partite della nazionale tedesca, comprendendo 25.418 passaggi e 1.411 azioni ad alta intensità senza palla. I ricercatori hanno modellato la pressione esercitata sui riceventi e utilizzato questa misura per studiare come i giocatori offensivi riuscissero a creare separazione dai difensori. È emersa una relazione chiara tra una pressione più elevata e una minore percentuale di passaggi completati. Per un allenatore, il concetto è semplice anche se il calcolo che lo sostiene è complesso: lo stesso passaggio può rappresentare un’azione molto diversa a seconda che il ricevente abbia tempo per girarsi, venga chiuso da più direzioni oppure riesca a creare un metro supplementare grazie a un movimento ben sincronizzato. Il tracking permette di aggiungere questo contesto all’evento, invece di considerare ogni ricezione tatticamente equivalente.

Anche lo spazio può essere misurato come relazione tra giocatori, e non semplicemente come una zona vuota del terreno di gioco. Gli analisti possono stimare quale calciatore sia nella posizione migliore per raggiungere per primo una determinata area, quanto siano distanti tra loro i compagni oppure come cambi la struttura della squadra mentre il pallone si muove. Queste misure aiutano a descrivere concetti molto familiari agli allenatori, come allargare una difesa, chiudere il centro, proteggere lo spazio alle spalle dell’attacco e muoversi come un blocco unico. La differenza consiste nella possibilità di verificare queste idee su centinaia o migliaia di sequenze, invece di affidarsi a pochi episodi particolarmente evidenti. La revisione del 2026 ha rilevato che i ricercatori utilizzano numerose misure di questo tipo, ma ha anche evidenziato una mancanza di uniformità nelle definizioni. Due studi possono parlare entrambi di “spazio” o “pressione” calcolandoli in maniera differente. Per il lettore, questo rappresenta un importante elemento di cautela: una grafica sofisticata o un valore numerico estremamente preciso non significano automaticamente che il concetto su cui si basano sia stato definito in modo definitivo.

Per questo motivo, il ruolo più utile dei dati di tracking non consiste nel sostituire il linguaggio tattico, ma nel renderlo più preciso. In un altro lavoro del 2026, Esposito e colleghi hanno proposto un modello che classifica il comportamento senza palla in base al contesto del possesso e allo scopo dell’azione, distinguendo inoltre se l’unità osservata è un individuo, un gruppo o una squadra, quale dimensione della prestazione viene analizzata e quale tipo di movimento viene eseguito, ad esempio posizionamento, manovra o corsa ad alta intensità. Il valore di un simile modello è soprattutto pratico. Dire che un giocatore “ha lavorato molto senza palla” è vago. Affermare invece che un esterno ha effettuato ripetutamente corse alle spalle dell’ultima linea durante il possesso, oppure che due centrocampisti hanno protetto le zone centrali mentre la squadra attaccava, fornisce ad allenatori e giocatori qualcosa di concreto da rivedere. Le ricerche più recenti favoriscono quindi un modo più rigoroso di parlare di tattica: prima si definisce il comportamento, poi lo si misura nel corretto contesto di gara e soltanto successivamente si valuta se abbia realmente aiutato la squadra.

Cosa raccontano 7.705 partite sui movimenti offensivi

Uno dei temi più chiari emersi dalle ricerche recenti è che la qualità offensiva dipende dal modo in cui i giocatori organizzano lo spazio intorno al pallone, non semplicemente dal numero di uomini presenti nelle zone avanzate. Uno studio del 2024 condotto da Dominik Raabe e colleghi ha analizzato 128.187 sequenze offensive provenienti da 306 partite di calcio maschile d’élite. I ricercatori hanno osservato come i compagni formassero strutture di passaggio e come il loro posizionamento influenzasse i difensori. Gli attacchi riusciti erano associati a triangoli più ampi tra i giocatori, soprattutto nelle vicinanze del pallone, e non a un semplice aumento del numero complessivo di triangoli. Lo studio ha inoltre rilevato che le azioni offensive riuscite comprendevano più spesso giocatori posizionati in modo da impegnare i difensori e lasciare liberi altri compagni. Tradotto nel linguaggio del campo, la struttura conta più dell’affollamento di una zona. Tre giocatori possono occupare la stessa area offrendo pochissimo se gli angoli sono sbagliati. Gli stessi tre calciatori, distribuiti a distanze utili e su linee differenti, possono costringere i difensori a scegliere tra la pressione sul pallone, la copertura di un inserimento e la chiusura di una linea di passaggio.

Anche le corse alle spalle della linea difensiva raccontano qualcosa di simile sull’importanza del contesto. Thomas Thönnessen e colleghi hanno analizzato oltre 4.600 corse in profondità in 54 partite di Bundesliga della stagione 2018/19. Inizialmente, il numero totale di queste corse risultava collegato al successo, alla prestazione e ai gol. Tuttavia, questa relazione scompariva quando i ricercatori correggevano i dati tenendo conto del possesso palla. Le squadre che mantengono più a lungo il possesso dispongono naturalmente di maggiori opportunità per effettuare corse offensive. Il segnale più interessante proveniva dalle corse caratterizzate da un contesto tattico più definito, in particolare quelle dirette verso zone critiche e accompagnate da un passaggio in avanti. Queste continuavano a mostrare una relazione con prestazione, forza della squadra e gol anche dopo aver considerato il possesso. È un utile avvertimento contro il semplice conteggio. Chiedere a un attaccante di correre di più non equivale a migliorare i movimenti offensivi. Le domande realmente importanti riguardano il punto di partenza della corsa, lo spazio attaccato, ciò che il passatore può vedere, la posizione della linea difensiva e l’effetto che quel movimento produce sull’azione successiva.

Un ampio studio del 2024 sulla Major League Soccer aggiunge un ulteriore elemento. Sam Gregory e colleghi hanno utilizzato dati completi relativi agli eventi e al tracking di tutte le 475 partite della stagione regolare MLS 2022, identificando 628.186 corse ad alta velocità, pari a una media superiore a 1.300 per incontro. Successivamente hanno stimato come cambiasse la probabilità di segnare della squadra in possesso durante queste corse. I movimenti di maggior valore erano associati a velocità e accelerazioni superiori e a traiettorie più dirette e meno curve. Lo studio ha inoltre rilevato che i momenti offensivi di maggior valore tendevano a coinvolgere diversi compagni impegnati contemporaneamente in corse ad alta intensità. Questo non dimostra che le corse simultanee abbiano causato direttamente l’aumento della probabilità di segnare; gli autori sottolineano esplicitamente la difficoltà di attribuire il valore collettivo a un singolo corridore. Il modello osservato resta comunque significativo. Un attacco può diventare più pericoloso quando più movimenti avvengono nello stesso momento, perché un giocatore può allungare la linea difensiva, un altro attaccare l’area e un terzo offrire una soluzione di supporto.

La corsa migliore può non ricevere mai il pallone

Il contributo più difficile da rilevare è spesso quello di una corsa che non viene premiata con un passaggio. Immaginiamo un attaccante che parte tra il difensore centrale e il terzino, accelera verso il canale laterale e trascina il centrale cinque metri fuori dalla propria posizione. Il pallone può poi essere giocato verso un centrocampista che entra nello spazio appena liberato. I dati tradizionali assegnano l’azione al passatore e al ricevente, mentre l’attaccante potrebbe non registrare nulla oltre alla distanza percorsa. Tuttavia, il valore tattico della giocata può dipendere proprio da quel primo movimento. Il tracking consente agli analisti di ricostruire l’intera situazione: lo spostamento del difensore, lo spazio creato, il tempo dell’inserimento del compagno e il conseguente cambiamento delle opzioni offensive. Questo non significa che ogni movimento-esca debba ricevere un punteggio numerico. Significa piuttosto che gli analisti possono individuare e confrontare schemi che in passato risultavano facili da ignorare quando si osservavano esclusivamente tocchi, passaggi e tiri.

Questa distinzione modifica anche il modo in cui possono essere valutati i giocatori offensivi. Un esterno che riceve frequentemente il pallone può sembrare più coinvolto rispetto a un altro che trascorre gran parte della partita allargando la linea difensiva, tenendo occupato un avversario e creando un corridoio interno per un centrocampista. Un attaccante può toccare poche volte il pallone e influenzare comunque la difesa minacciando lo spazio alle sue spalle. Un terzino può effettuare una sovrapposizione soprattutto per trascinare via un avversario, e non necessariamente per ricevere un passaggio. L’insieme delle ricerche disponibili nel 2026 sostiene quindi la necessità di valutare queste azioni all’interno dell’intenzione tattica della squadra. La domanda principale non è “Il giocatore ha ricevuto il pallone?”, ma “Che cosa è cambiato grazie al suo movimento?”. La risposta può essere una nuova linea di passaggio, un difensore costretto a girarsi, un metro supplementare per il portatore di palla oppure una temporanea superiorità numerica in un’altra zona. Questi effetti diventano più semplici da analizzare quando video e dati di tracking vengono utilizzati insieme.

Per scouting e sviluppo dei giocatori, questo approccio è particolarmente utile perché permette di distinguere il coinvolgimento visibile dal contributo funzionale. Un club che valuta un attaccante può andare oltre gol, assist e numero di sprint per analizzare quali tipi di corse senza palla vengono effettuati, in quali momenti e come reagiscono compagni e avversari. Gli allenatori possono poi collegare le stesse informazioni alla progettazione degli esercizi. Se una squadra fatica a creare profondità, il problema potrebbe non essere la mancanza di velocità, ma una scarsa sincronizzazione tra portatore di palla e giocatore che attacca lo spazio. Se gli attacchi sulle fasce terminano ripetutamente con cross verso compagni isolati, il problema potrebbe essere rappresentato da un numero insufficiente di movimenti coordinati verso differenti zone di finalizzazione. I dati di tracking non indicano all’allenatore quale idea tattica debba preferire, ma possono mostrare se i movimenti richiesti si sono realmente verificati e se hanno prodotto spazio utile con una certa continuità. In questo senso, i dati hanno maggiore valore quando rendono più precise le domande calcistiche, invece di cercare di sostituirle con un unico giudizio numerico.

Tattiche calcistiche senza palla

Cosa cambia il tracking nell’analisi della difesa e delle transizioni

La scoping review del 2026 ha rilevato che le fasi difensive sono state studiate più frequentemente rispetto a quelle offensive. Questo squilibrio è comprensibile perché difendere significa soprattutto gestire relazioni: distanza dal pallone, copertura dietro il pressing, accesso ai possibili riceventi, altezza dell’ultima linea e protezione degli spazi in caso di perdita del possesso. I dati di tracking sono particolarmente adatti a queste domande perché registrano anche i difensori lontani dalla zona in cui si trova il pallone. Lo studio sulle partite della nazionale tedesca offre un buon esempio. Misurando la pressione esercitata intorno ai riceventi, i ricercatori hanno potuto valutare se il movimento di un attaccante aumentasse o riducesse la distanza rispetto al difensore. In questo modo, la fase difensiva non viene più letta soltanto come una serie di contrasti e intercetti, ma come un tentativo di controllare ciò che l’avversario potrà fare subito dopo. Un difensore può impedire un passaggio chiudendo una linea senza mai toccare il pallone, mentre un centrocampista che rallenta un ricevente per un solo secondo può concedere alla linea difensiva il tempo necessario per ristabilire la propria struttura.

La transizione difensiva è una delle situazioni in cui questo lavoro meno visibile diventa particolarmente importante. Uno studio del 2023 guidato da Leander Forcher ha combinato interviste con sette allenatori professionisti e dati di tracking ed eventi relativi a 153 partite di Bundesliga della stagione 2020/21 per analizzare la “rest defence”, ossia il posizionamento dei giocatori più arretrati mentre la propria squadra sta attaccando, con l’obiettivo di limitare una ripartenza dopo la perdita del pallone. I ricercatori hanno identificato 2.951 situazioni pertinenti. Di queste, 2.425 sono state classificate come riuscite perché la squadra aveva recuperato il possesso entro la finestra di transizione definita, mentre 75 sono state considerate non riuscite perché l’avversario era arrivato a un tiro nello specchio della porta; gli altri esiti sono stati esclusi dal modello di confronto tra successo e insuccesso. In media, al momento della perdita del possesso le squadre disponevano di circa 3,7 difendenti contro 2,0 attaccanti nella zona rilevante per la rest defence. Lo studio attribuisce quindi una dimensione numerica a un principio ben riconoscibile anche attraverso il video: un attacco è più protetto quando alcuni giocatori sono già posizionati per difendere la fase successiva.

I risultati più utili non possono essere riassunti semplicemente con “mettere più giocatori dietro la linea della palla”. Nel modello dello studio, un recupero più rapido del possesso dopo una perdita era il fattore maggiormente associato a una rest defence efficace. Anche una maggiore superiorità numerica difensiva risultava vantaggiosa, così come la capacità di limitare lo spazio controllato dai giocatori più pericolosi nelle ripartenze e di mantenere relativamente compatto il gruppo incaricato della copertura preventiva. I ricercatori hanno inoltre osservato che una posizione leggermente più bassa della rest defence poteva aumentare le probabilità di successo riducendo lo spazio disponibile alle spalle dei difensori, pur evidenziando il compromesso con un contropressing aggressivo più vicino alla porta avversaria. È proprio questo compromesso a spiegare perché il contesto sia fondamentale. Una linea difensiva alta può facilitare la compressione del gioco e il recupero del pallone vicino alla porta avversaria, ma può anche lasciare maggiore spazio alle spalle qualora il primo pressing venga superato. Il tracking non elimina questa scelta tattica. Permette allo staff di misurarla, confrontare gli esiti e capire quale profilo di rischio la squadra stia realmente producendo.

Cosa possono utilizzare gli allenatori e cosa i dati non possono ancora dimostrare

Per gli allenatori, il valore pratico è maggiore quando l’analisi del tracking viene ricondotta a situazioni di gioco facilmente riconoscibili. Invece di dire a un calciatore che l’indice di compattezza della squadra è stato negativo, un analista può mostrare cinque possessi in cui la distanza tra centrocampo e difesa è aumentata mentre il pressing avanzava. Invece di presentare a un attaccante il semplice totale degli sprint, lo staff può separare le corse dirette verso zone critiche da quelle effettuate quando il passatore non disponeva di una reale soluzione in avanti. Invece di valutare un terzino soltanto attraverso i contrasti effettuati, è possibile osservare se il suo posizionamento proteggeva il corridoio mentre la squadra attaccava sul lato opposto. Sono dettagli che possono essere allenati. Possono diventare vincoli all’interno delle esercitazioni, indicazioni nella preparazione dell’avversario o punti di controllo durante l’analisi post-partita. Le ricerche del 2026 non suggeriscono che gli allenatori abbiano bisogno di più pannelli pieni di numeri. Indicano piuttosto che i dati di movimento risultano utili quando aiutano a spiegare un problema calcistico con un linguaggio che giocatori e staff possono trasformare in azioni concrete.

Esistono inoltre limiti chiari a ciò che le evidenze relative alle 7.705 partite possono sostenere. I 32 studi utilizzavano definizioni, campioni e modelli differenti, e la revisione sottolinea che molte analisi erano strettamente legate a contesti specifici. Le competizioni europee erano particolarmente rappresentate, mentre alcuni studi individuali riguardavano un solo campionato, una singola stagione o una determinata nazionale. Anche misure come pressione, controllo del campo, compattezza e valore di una corsa possono essere calcolate in modi differenti. Un modello può individuare un’associazione senza dimostrare perché essa si verifichi. Lo studio MLS sulle corse ad alta velocità, per esempio, ha rilevato che più movimenti simultanei erano associati a un maggiore valore offensivo, ma gli autori non potevano stabilire se fossero le corse a creare il momento pericoloso oppure se i giocatori accelerassero perché la situazione stava già diventando pericolosa. Queste distinzioni non sono debolezze da nascondere, ma fanno parte di un utilizzo responsabile delle evidenze. Il calcio è un gioco interattivo in cui lo stesso movimento può essere efficace contro un avversario e controproducente contro un altro.

Ciò che è cambiato entro il 2026 è il livello di dettaglio con cui può essere analizzato il gioco lontano dal pallone. Le ricerche più solide non affermano che un determinato modulo, una particolare altezza del pressing o uno specifico obiettivo di corsa siano sempre superiori. Mostrano piuttosto che le tattiche efficaci dipendono dalle relazioni tra i giocatori. Gli attaccanti creano valore manipolando i difensori e coordinando i movimenti; i difendenti riducono il pericolo controllando accessi, profondità e spazio; le squadre si preparano alle transizioni prima ancora che il possesso sia realmente cambiato. Il tracking rende queste relazioni più facili da misurare, ma la loro interpretazione continua a dipendere dalla domanda calcistica che si vuole affrontare. Per chi guarda una partita, offre un modo più completo di leggere il gioco: l’azione decisiva può essere una corsa che non riceve il passaggio, un difensore che non effettua alcun contrasto oppure un centrocampista che si sposta di tre metri per chiudere una linea di passaggio. Per allenatori e analisti, il principio centrale è altrettanto semplice. Il pallone registra l’evento, ma spesso sono i giocatori che si muovono intorno ad esso a spiegare perché quell’evento sia diventato possibile.